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Avevi piccole mani/Pedro Gabino Vidal 2012

Mettiamo subito in chiaro una cosa: questo non è un libro per tutti. Questo libro è un giro sulle montagne russe. Stiano alla larga i deboli di stomaco, perché una volta che le barre saranno scese e la vetturina avrà sganciato il freno non si potrà più scendere. La poesia del reverendo è roba tosta. Non tanto per le tematiche cripto apocalittiche a lui particolarmente care, quanto per il modo in cui riesce a rendere ‘cinematografica’ la complessità delle immagini e degli stati d’animo. La sua scrittura è immaginifica, ipertrofica di dettagli, farcita di citazioni (che spaziano con spavalda incoscienza dalla bibbia al rock’n’roll), priva di qualsiasi forma di punteggiatura. Sono talmente ricche queste pagine, che il rischio di scambiarle per un indigeribile pastiche letterario è concreto. Ma sarebbe davvero un imperdonabile errore! Certamente non a tutti piace essere sballottati a destra e sinistra in un folle viaggio a tutta velocità che dalle amene campagne venete (che il reverendo popola di pervertiti e di zombi), vi porterà in una Berlino decadente e sofferta, magistralmente tratteggiata all’indomani della caduta del muro.
Un giro di giostra psichedelico in cui spesso sarete in compagnia di soggetti poco raccomandabili. Eppure, quel che vi salverà dal precipitare in questo maelstrom di sensazioni, saranno le piccole isole sperdute che di tanto in tanto incontrerete tra le pagine di questa silloge. Isole dove il poeta fa assumere all’amore la sua bellissima valenza originaria di a-mors, di assenza di morte. Isole dove l’innocenza propria dei bambini e degli animali assurge metafisicamente al ruolo di guida in grado di traghettarci fuori dal nostro orrore quotidiano. Isole dove, come in una moderna arcadia, gli esseri umani di buona volontà trovano ancora rifugio e ristoro. Ed è proprio qui che risiede la forza poetica del reverendo: nella capacità di essere pànico nel senso etimologico del termine, di avere cioè una visione olistica della realtà che sia istintiva e selvatica piuttosto che stucchevolmente new age. La sua capacità di riuscire a trasmetterci l’orrore e la meraviglia al contempo, dinanzi ad una consapevolezza della realtà che travalica fortemente la materia, è genuinamente emozionante e merita il prezzo del biglietto. Io non rinuncio mai ad una tazza di caffè comodamente spaparanzato sulla mia poltrona preferita, ma ogni tanto anche urlare a squarciagola giù da una montagna russa non mi dispiace affatto.


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