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I fiori di malva e l’universo/Cattaneo e Rizzo 2010

Incontriamo Fabio Bet, il reverendo Stone, in quel piccolo paradiso dove risiede, tra lo storico fiume Piave e le rinomate colline del prosecco. E’ un corpulento trentenne, completamente vestito di nero nonostante la calura. La prima impressione è quella di una persona intellettualmente vivace e poliedrica che non ci si aspetta di incontrare in queste zone di vigneti e capannoni industriali. Non è affatto come ce lo eravamo immaginati dopo aver letto il suo recente “I fiori di malva e l’universo” edito da MJM Editore in Milano. Davanti ad un buon bicchiere di prosecco locale discutiamo piacevolmente e, partendo dalla poesia, scivoliamo senza attrito attraverso la letteratura del novecento, la filosofia, la politica e la religione. Fabio, con quella tipica cadenza veneta che rende simpatico ogni argomento, ci racconta della difficile vita di provincia, dove se non ci si arrende al mito del “piccolo imprenditore del nordest” o a quello del “matrimonio/mutuo/sabati al centro commerciale”, si finisce col diventare degli outsider guardati con sospetto da vicini e parenti. Ci dipinge di queste terre un quadro a tratti surreale, dove l’amore davvero forte  che egli nutre per questi luoghi si scontra con la mediocrità culturale delle sue genti.  Ad ascoltarlo appare chiaro come Fabio ami davvero molto la sua terra, come si evince anche da molte delle sue poesie, ma appare estremamente severo nei giudizi relativi alla società che su di essa si è venuta ad instaurare. Una società che, e lui insiste molto su questo punto, è semplicemente il peggior frutto di una omogeneizzazione culturale verso il basso ottenuta attraverso la distorta mitizzazione del lavoro e del denaro. Il suo ultimo libro, che abbiamo trovato sensibilmente più maturo rispetto al suo esordio, si legge tutto d’un fiato ed in redazione è piaciuto davvero molto. La scrittura si è fatta più fluida e più matura, nonostante un uso sempre molto articolato della lingua italiana, ricco di termini inconsueti, di giochi di parole, di assonanze e di ripetizioni. Il leit motiv del volume rimane sempre molto autobiografico, anche se il raccontare di sé è spesso solo un input per escursioni, spesso sorprendenti, fin dentro i meccanismi più oscuri della nostra società. Fabio non è di certo uno scrittore che teme di sporcarsi le mani. Per questo ci è piaciuta molto la sua poetica che unisce un ottimo impiego dello strumento letterario a tematiche meritevoli di una riflessione, specie in questi anni di crisi. “I fiori di malva e l’universo” è un buon libro, che consigliamo a tutti e che ci fa ben sperare nel futuro letterario di Fabio Bet, il reverendo Stone. 8/10.


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